Le infrastrutture (e non solo) fanno quasi eruttare il Vesuvio!

Le infrastrutture (e non solo) fanno quasi eruttare il Vesuvio

Napoli – C’è poco trasporto (alla lettera) tra gli industriali partenopei, riunitisi alla Mostra d’Oltremare per l’annuale assise; poco trasporto, sebbene le relazioni e gli interventi in scaletta siano stati fatti quasi tutti con tanto (persino troppo, in taluni casi) ‘trasporto’, anzi con un’enfasi forse eccessiva.

Ma l’assenza del comparto specifico del settore ‘mobilità’ – visto pure il tema in discussione - viene fatta notare anche da un attento operatore presente tra il migliaio circa di partecipanti all’assemblea pubblica dell’Unione Industriali Napoli, osservando come latitino gli esponenti di imprese impegnate nei servizi di trasporto, portualità e logistica nelle diverse modalità (in primis quella marittima; e Napoli notoriamente è la capitale indiscussa dello shipping nazionale).

Tra le prime file, resta vuota la poltrona riservata al nome di Gianluca Grimaldi; il porto è rappresentato unicamente da Pietro Spirito, presidente dell’AdSP campana, in quanto chiamato a far parte della tavola rotonda; così come per la ferrovia lo è Maurizio Gentile, numero uno di RFI, anch’egli sul palco.

A tenere alto il vessillo delle attività delle officine portuali e dei cantieri navali è Anna Del Sorbo (IDAL), che è da tempo nell’alta gerarchia ufficiale dell’Unione Industriali quale Presidente del Gruppo Piccola Industria dal dicembre 2017; così come lo è Francesco Tavassi (GLS) per quanto concerne la branca della logistica, magazzini e corrieri, nella sua veste – riconfermata un anno e mezzo fa – di Presidente della Sezione Logistica, Intermodalità e Trasporti.

Tra gli ospiti VIP che siano volti noti ai nostri Lettori, si individuano unicamente quelli di Ennio Cascetta (RAM) e di Giuseppina Della Pepa (ANITA).

Pare che la ‘colpa’ della diserzione del comparto delle banchine e dei vettori sia da attribuire all’adesione massiccia alla rivale di Confindustria (ovvero a Confcommercio) di molte imprese che pure esprimono servizi industriali, come lo sono parecchi di quelli dell’ambito marittimo-portuale e del trasporto terrestre, dello stoccaggio e dell’intermodalità.

Ma al di là della sparuta presenza del comparto che doveva essere, viceversa, quello maggiormente interessato all’ordine del giorno dei lavori – “Infrastrutture materiali e immateriali. Per un futuro di sviluppo della coesione e della competitività del Mezzogiorno”, questo il titolo dell’Assemblea Pubblica – la mattinata è stata caratterizzata da un confronto indiretto, ma non per questo meno acceso, tra imprenditoria e politica, che hanno entrambe apertamente gettato benzina su un fuoco che forse covava da tempo.

Per le infrastrutture immateriali, il focus è nella ripresa dei lavori post-prandiali, con l’iniziativa Connext Napoli che, dopo il lancio avvenuto a Milano nel febbraio scorso, vede la prima performance a livello territoriale sulla piattaforma creata per promuovere incontri di partenariato industriali, sia fisici che virtuali; un marketplace dedicato tra aziende e startup del territorio, creando un collettore di idee e progetti, una vetrina digitale ed un luogo di networking e di business, che dà fiato nella circostanza a 120 incontri B2B; solo uno spicchio delle oltre 2mila richieste avanzate da 450 aziende già registratesi sulla piattaforma partenopea, a sancire il successo dell’idea.

Tornando alle infrastrutture materiali, il dato di partenza è univoco: il Mezzogiorno è ancora fortemente in ritardo rispetto al resto del Paese, e dal suo recupero dipende la competitività dell’intero sistema italiano. Il Centro-Sud, dunque deve tornare centrale nell’agenda nazionale, perché dalla sua capacità di crescita dipendono le sorti collettive.

Viatico di questa auspicata ripresa è il recupero di un alto profilo competitivo sul fronte delle infrastrutture, che diventano una leva prioritaria per la crescita nonché una precondizione di qualsiasi programma di sviluppo.

Ma è proprio qui che il Sud sconta ancora gravi ritardi e registra un calo degli investimenti pubblici, che rimangono ben lontani da quanto spetterebbe in proporzione alla popolazione del territorio.

Pertanto, interventi sulle opere fondamentali per garantire mobilità a merci e persone e dunque investimenti significativi per colmare il divario infrastrutturale sono necessari e non più procrastinabili. 

Nella sua relazione, il Presidente dell'Unione Industriali Napoli Vito Grassi individua, come altro fattore fondamentale di competitività (oltre alle infrastrutture), la conoscenza: Napoli, in tal senso, può vantare un’esperienza di eccellenza come il polo di San Giovanni a Teduccio, importante esempio anche di rigenerazione urbana.

Gli industriali ritengono necessario far leva sulle straordinarie potenzialità offerte da questo modello di alta formazione e puntare sulla digitalizzazione per attrarre investimenti dei grandi player mondiali e far sì che questo circuito virtuoso di risorse materiali e immateriali sia al servizio del territorio per innescare decisi processi di crescita. 

“Abbiamo scelto di focalizzare l'attenzione sulle infrastrutture perché di interesse trasversale, contando sull'adesione da parte di tutti ma soprattutto puntando sulla facilità di programmazione. Ci auguriamo che non vengano modificate da rappresentanze politiche che si succedono e che quello che c'è da fare venga espletato velocemente. Un piano non tocca a noi farlo, i progetti ci sono già e anche i soldi stanziati. Partiamo da qui" è la nota polemica di esordio di Grassi, che viene subito recapitata al destinatario, seduto in platea e già pronto ad affilare le unghie in attesa di intervenire.

Ma non c’è solo spazio alle diatribe nell’ampia relazione del padrone di casa.

“L’immagine di Napoli, negli ultimi anni, è migliorata su scala internazionale riuscendo ad attrarre eventi importanti come le prossime Universiadi. Ma la sfida si vince se, al di là di singoli eventi, cresce la competitività del sistema territoriale. Stiamo vivendo un momento importante, vi sono enormi potenzialità di investimento privato attivabili a est e a ovest della città, dall’area flegrea a quella dei giacimenti archeologici e delle zone contigue vesuviane.

Napoli può quindi rappresentare il modello di uno sviluppo sostenibile che crea ricchezza e sviluppa conoscenza, attrae turismo culturale, non massificato, coniuga tecnologie e tutela dell’ambiente.

Ma deve crescere parallelamente una sensibilità volta a superare le criticità della società civile, partendo dal modello della cultura d’impresa come leva su cui costruire un grande futuro, perché le prospettive delle grandi aree metropolitane sono spesso legate a processi di rigenerazione urbana.

Nell’area orientale la realizzazione del Polo universitario promosso dall’Università Federico II sta rivitalizzando il territorio. Napoli si candida a diventare capitale mondiale dell’innovazione, creatività e digitalizzazione; continuando sulla strada bene avviata sul modello Federico II, si può aspirare a competere con realtà internazionali di primo livello.

Ma, lo Stato, inteso come istituzioni centrali e locali ed enti a vario titolo preposti, deve fare la sua parte, completare le piattaforme tecnologiche e far sì che l’evoluzione in atto a Napoli impatti sul tessuto produttivo della città, della Regione, del Mezzogiorno, del Paese” conclude Grassi, la cui prolusione evidentemente resta indigesta al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che allarga il bersaglio per il suo intervento rispetto a quello più scontato, il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che aveva preso la parola per primo (ma, peraltro, senza rinunciare alle stilettate contro il primo cittadino).

Lo scorno del Governatore campano si esprime anche attraverso un non si sa quanto involontario ‘refuso’ lessicale: De Luca chiama ripetutamente Grasso l’organizzatore dell’evento, e fin da subito comincia la sua consueta arringa in tono polemico.

“Siamo diversi dai milanesi – esordisce, riferendosi al ‘gemellaggio’ Napoli-Milano propugnato da Grassi – e poi ci sono tanti politici, diversi l’uno dall’altro. Quando parlano gli uomini delle istituzioni, la politica non esiste, mentre esistono il governo, i ministeri, la Regione, il comune, la città metropolitana ognuno con le proprie responsabilità, così da imporre ai responsabili politici di fare il proprio mestiere. Quando si fanno gli inviti istituzionali ai politici bisogna prendere l’abitudine di inserire nell’invito che è gradito il resoconto della propria attività prima di parlare”.

Poi De Luca snocciola una serie di investimenti sotto diverse voci, praticamente la lettura di un bilancio con tanti capitoli di spesa: “la Regione investe 1 miliardo in cantieri aperti o stanziati per infrastrutture, 1,366 miliardi con ANAS, 366 milioni in portualità tra Napoli e Salerno, 1,431 miliardi per ferrovie, ecc. Ma abbiamo un problema drammatico sulle aree retroportuali, è una vera emergenza quella che si sta determinando”.

La lista della spesa vede la Regione Campania aver stanziato 11 miliardi in infrastrutture di vario tipo.

Ma, come un fiume in piena, De Luca prosegue il suo cahiers de doleances.

Al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni - ampiamente atteso il ‘no show’ di Luigi Di Maio, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, in tutt’altre faccende affacendato - ricorda il piano di edilizia sanitaria bloccato a Roma.

Al governo chiede di intervenire sul codice degli appalti, sulla ‘demenziale’ legge Severino (la battaglia per la modifica dell’abuso in atto d’ufficio e sull’autonomia differenziata).

“Voi imprenditori siete costretti a lavorare in un contesto maledettamente difficile. Siamo in un contesto di incertezza che non ci aiuta a lavorare. Proprio in questa difficoltà gli imprenditori hanno sulle proprie spalle una responsabilità in più per stringere i denti, continuare a credere nel futuro del Paese e mantenere la coesione, che rischia di frantumarsi. La Regione investe 10 miliardi di euro nei trasporti, nell'agricoltura, nel mondo della scuola, nella formazione, nella sanità. Avremmo un grande aiuto se in alcuni comparti il governo sbloccasse le risorse ferme da un anno al ministero. Ma il contesto politico di certo non aiuta” termina, disincantato, De Luca, con una ulteriore chiosa avvelenata. “Il presupposto di questo Paese è che noi politici e voi imprenditori siamo tutti ladri! E intanto non si sa che fine faranno TAV e decreto Sblocca-cantieri, mentre i 300 milioni di euro in 3 anni da investire in ZES sembrano essere risorse insufficienti alla bisogna”.

Dopo il suo intervento, si svuota mezza sala, quando esce De Luca.

Non si distacca dalle tematiche affrontate dal Governatore, Pietro Spirito, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Mar Tirreno Centrale.

“Siamo pervasi dal ‘Bartalismo’, sembra che sia tutto da rifare. E i tempi fatalmente si allungano. Il dragaggio del porto di Salerno richiede un’autorizzazione lunga 3 anni.

Chi fa in questo Paese rischia moltissimo, eppure io preferisco fare perché questo ruolo di personaggio pubblico prevede di fare. I porti non appartengono a maggioranze di governo ma al Paese, che si gioca la competitività sulle connessioni infrastrutturali e non sulla forza militare.

Noi come Paese dobbiamo interrogarci e fare un grande scatto in avanti, dobbiamo sentire l’urgenza del fate presto!” conclude Spirito.

Non è d’accordo con questi Maurizio Gentile, Amministratore Delegato e Direttore Generale RFI Spa.

“Non è vero che ogni volta si ricomincia da capo; per mia esperienza c’è continuità.

L’opzione ferroviaria è di questo Paese e dell’Europa, dunque non è in discussione. Il contratto di programma con RFI approvato dalla precedente legislatura è stato confermato dall’attuale; ci sono 13 miliardi di risorse aggiuntive di cui 6 al Sud.

È in corso un’interlocuzione con MIT e MEF per raggruppare tutto in unica progettazione” spiega il manager del Gruppo Ferrovie dello Stato, rammentando i due grandi progetti in corso al Sud: “la Napoli-Bari e la Palermo-Catania-Messina, col sottoscritto come commissario straordinario, figura istituita nel 2015, diverso da quello di Genova, perché accelera alcune fasi autorizzative e risparmia 2-3 anni. Sicchè i 2 progetti non sono più ipotesi ma hanno totale copertura finanziaria, tra 19 e 20 miliardi; ma saranno tutti approvati” conclude Gentile.

Sul fronte dell’innovazione tecnologica, Carlo Tamburi, Presidente e Amministratore Delegato ENEL Italia, segnala il contratto appena siglato con Caremar quale esempio di infrastrutturazione virtosa. “Avremo traghetti che di notte saranno accesi ma con riduzione di emissioni e anche di rumore: l’AdSP di Napoli è stata un facilitatore con una sorta di ecobonus per incentivare l’uso di energia elettrica. Lo stesso progetto di Napoli lo vogliamo implementare anche a Capri ed Ischia. Ma il grosso dell’inquinamento lo fanno le navi da crociera, che stanno accese durante il giorno” termina il manager di ENEL.

Curiosamente, mentre alla Mostra d’Oltremare andava in scena l’assise confindustriale sulle infrastrutture, a pochi kilometri di distanza il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria parlando alla presentazione della Rivista Economica, evidenziava che per il Sud vi sono 85-87 miliardi da spendere in 10 anni, tante risorse come mai.

“Ma serve un piano complessivo e lo stiamo facendo, mettendo in fila tutti i provvedimenti del Mezzogiorno che vanno dai contributi sociali, al mercato del lavoro, agli investimenti, all’utilizzo dei fondi strutturali. Per ora un accatastarsi di provvedimenti, tutti utili e buoni sulla carta, ma non collegati gli uni agli altri. Il problema è la capacità della Pubblica Amministrazione di progettare, portare avanti i progetti e farli eseguire”.

Angelo Scorza