Di padre in figlio, storie di imprese di successo

Altro che “ bamboccioni”: c’è una Campania che si rimbocca le maniche, senza badare alla carta d’identità. Giovani che provano a raccontarsi, sintetizzando la passione per il lavoro e, soprattutto, il dialogo con i genitori. Il risultato è nelle pagine di “Un affare di famiglia. Storie romantiche di giovani imprenditori”, il volume che il Gruppo giovani imprenditori dell’Unione industriali di Napoli ha presentato ieri nella sede di piazza dei Martiri.

L’assunto di partenza è che «le cose importanti delle imprese, soprattutto quelle a carattere familiare, non sono cose ma storie - spiega Sasà Formisano, vice presidente del Gruppo giovani imprenditori, amministratore della Coral Orafa Mediterranea e ideatore del volume, edito da Guida (costo 10 euro, ricavato devoluto al Santobono) - storie che emozionano ma soprattutto ci differenziano dalle tante aziende che oggi comunicano sui social».

Ventisei giovani industriali, di età compresa tra i 24 e i 40 anni, hanno scelto di raccontarsi, senza lesinare aneddoti: più scrittura creativa che marketing, c’è chi fa parlare il papà o il nonno che non ci sono più (Elisabetta Del Giudice col padre Pasquale; Mariaceleste Lauro con Agostino Lauro, armatore e fondatore di Alilauro), chi dà spazio alla fantasia e chi scava nell’intimo, come Susanna Moccia che gestisce - con i tre fratelli - “La fabbrica della pasta di Gragnano”. Dalle assicurazioni al catering, dall’edilizia all’editoria: storie vincenti di figli che ai papà sono grati e che in molti casi – annuisce chi, tra il pubblico, ha i capelli bianchi - li hanno addirittura superati. A volte il ricambio generazionale è, appunto, un gioco da ragazzi. « Nei racconti - conferma Stefania Brancaccio, Cavaliere del lavoro e autrice della prefazione - c’è la disponibilità a lavorare accanto a chi ha più esperienza ma anche l’impazienza di entrare in gioco in prima persona ».

Senza conflitti. «Un libro vero, perché scritto a cuore aperto», conferma l’editore Diego Guida.

«L’azienda di famiglia è essa stessa famiglia » , dice Vittorio Ciotola, presidente del Gruppo giovani imprenditori dell’Unione industriali.

A cuore aperto si raccontano così Flavia De Maio e Chiara Di Gennaro, Luigi Marulo e Andrea Ricciardiello, Susanna Moccia e Pier Paolo Tortora, Luigi Bifulco e Gabriele Del Sorbo, Alessandro Di Ruocco e Gianluca Galano, Federico Gamardella e Valentina Ilardi, Ciro Ciaccio e Guido Bourelly, Giuseppe Altamura e Mario Di Gioia, Armando Brasiello e Bruno Senese, Gianna Mazzarella e Alessia Guarnaccia, Michele Gallo, Mirko Biondi, Ernesto Quintiliani.

Tasselli di un mosaico collettivo dal quale emerge una verità insospettabile, sintetizzata da Vito Grassi, presidente dell’Unione Industriale di Napoli: « Se c’è un lavoro creativo e romantico è quello dell’imprenditore. Se c’è un luogo magico, un luogo dello spirito dove interessi contrapposti trovano la giusta armonia, questo è l’impresa ».