Perché il “decreto dignità” penalizza aziende e lavoratori

Il punto di vista (tutt’altro che positivo) di Confindustria sulla manovra anti-precarietà

“Un segnale negativo per il mondo delle imprese” è questo il commento ufficiale di Confindustria sul cosiddetto “decreto dignità” approvato dal Consiglio dei Ministri.

Una posizione netta da parte dell’associazione degli industriali, delusa da questo atto del Governo, e che apre il dibattito su un argomento molto delicato.

 

In tanti, infatti, hanno espresso la loro opinione sul primo provvedimento importante voluto dal Ministro del Lavoro Di Maio, con idee differenti all’interno del mondo politico ed economico.

Confindustria sul “decreto dignità”

Un decreto punitivo nei confronti delle imprese. Così l’unione degli industriali valuta il provvedimento adottato dal Governo che rischia di non raggiungere i risultati sperati.

In particolare, l’obiettivo principale del decreto, ovvero la lotta alla precarietà, difficilmente sarà ottenuto con le nuove regole.

Secondo Confindustria, la stretta sui contratti a termine (che comunque sono in linea con la media europea) e sulla delocalizzazione non porterà ad una riduzione della precarietà, quanto piuttosto a forti disincentivi per le imprese con la conseguente diminuzione di posti di lavoro.

Attrarre investimenti interni ed esteri risulterà più difficile nell’ambito di un quadro normativo incerto ed imprevedibile ma soprattutto troppo generico per essere efficace.

Ciò a discapito anche dell’altra finalità del decreto ovvero la semplificazione e lo snellimento della burocrazia in materia di lavoro.

Un confronto necessario

Al di là delle considerazioni che sono state fatte da esperti e attori direttamente coinvolti dal “decreto dignità”, è evidente la mancanza di un confronto più approfondito tra le parti in causa, prima dell’adozione delle nuove regole.

La forte presa di posizione di Confindustria conferma questo aspetto.

Probabilmente era necessario essere più cauti nello stilare regole che potessero accogliere le esigenze sia dei lavoratori che delle aziende e trovare punti di comune accordo su un argomento di fondamentale importanza per l’economia e la società.

Ciò non toglie ovviamente che possano esserci, nel breve periodo, modifiche e occasioni di confronto per migliorare il nuovo sistema e trovare finalmente il giusto equilibrio tra chi lavora e chi il lavoro lo crea.

Confindustria, e tutti i gruppi al suo interno, sia a livello nazionale che locale, porterà all’attenzione del Governo le pecche del nuovo regolamento e avanzerà proposte costruttive per poter arrivare alla creazione di sistema lavorativo, industriale ed economico profittevole ed equo per tutte le parti interessate.